l Parlamento europeo si è recentemente espresso in materia di concessioni balneari, offrendo un’interpretazione innovativa circa l’applicabilità della direttiva 2006/123/CE, nota come direttiva Bolkestein, alle aree costiere qualificate come zone protette e rientranti nella categoria delle zone Natura 2000. Tali aree sono regolate dall’articolo 6 della direttiva 92/43/CEE (direttiva habitat), recepito dal D.P.R. n. 357/1997, che attribuisce al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio il compito di individuare, d’intesa con la Regione coinvolta, le aree protette. Il fine principale di tale regolamentazione è quello di garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali, della flora o della fauna che sono minacciati a livello comunitario. La qualifica di zona Natura 2000, infatti, comporta un regime di tutela rafforzata, presupponendo l’osservanza di obblighi valutativi e gestionali in materia ambientale più stringenti rispetto a quelli imposti nelle altre zone.

Nello specifico, è stata presentata al Parlamento la petizione numero 0191/2025 da parte di una cittadina italiana, ai sensi dell’articolo 227 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), il quale riconosce il diritto per i cittadini o le associazioni di presentare “una petizione al Parlamento europeo su una materia che rientra nel campo di attività dell’Unione e che lo (la) concerne direttamente”. 

La firmataria della petizione in esame, ha evidenziato che la direttiva Bolkestein omette di considerare la tutela ambientale nell’ambito della previsione dell’obbligo di gara pubblica per l’assegnazione delle concessioni balneari, ponendosi conseguentemente in contrasto con ulteriori discipline di rango europeo quali la direttiva Habitat (92/43/CEE) e la direttiva Uccelli (2009/147/CE). Entrambe le direttive citate sono finalizzate ad assicurare l’interesse alla tutela ambientale, il quale trova il proprio fondamento nella normativa europea di principio all’articolo 191 TFUE.

Alla luce dell’incompatibilità tra la Bolkestein e la necessità di tutelare le aree protette, la petizione propone l’introduzione di una deroga alla direttiva limitatamente a tali zone. L’obbiettivo è quello di affiancare, ai criteri economici attualmente previsti, nuovi parametri di assegnazione delle concessioni basati sulla sostenibilità ambientale e sulla qualità della gestione in ordine a tale aspetto.

La petizione presenta inoltre un modello alternativo di concessione, che privilegia la qualità della gestione e la tutela ambientale, sulla base del ragionamento per cui non possa ritenersi prevalente la liberalizzazione del mercato rispetto alla tutela degli ecosistemi delle zone costiere. Al contrario, il modello propone di rendere compatibili le esigenze economiche con gli obiettivi di sostenibilità e protezione della biodiversità.

La commissione per la petizione, organo deputato a considerare le petizioni presentate dai soggetti sopra citati, ha valutato positivamente la richiesta avanzata da parte della cittadina italiana, dichiarandola ricevibile, in ragione del presupposto normativo sopra citato per cui la materia rientri pacificamente nell’ambito delle competenze dell’Unione Europea. 

Conseguentemente il Parlamento europeo ha trasmesso la petizione a diversi organi che si pronunceranno sul tema. In particolare, saranno coinvolte la Commissione europea al fine di avviare un’indagine sulla questione, la Commissione ambiente e la Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori del Parlamento europeo.